

E’ vero che a volte è bello dare un nome preciso alle cose, ma diciamolo, quello del “Controllo del Vicinato” è uno di quei casi dove la sostanza dovrebbe sorpassare la grammatica.
Il rispetto e l’attenzione alle persone, anche quando questi non sono né parenti né amici cari, al tempo dei nostri nonni non doveva essere imposta da cartelli e nomenclature, ma si assorbiva attraverso tutta una serie di gesti che facevano sì che, fin da piccoli, trovassimo tutta questa accortezza estremamente naturale.
Un esempio concreto? Lo scambio delle primizie dell’orto; in quei periodi dell’anno in cui le nostre fatiche botaniche ci regalano solo una varietà di ortaggio alla volta e i frigo e i freezer sono stracolmi, è bello condividere con i vicini la “plusvalenza orticola”, che poi, a loro volta ricambieranno sotto forma di altre materie prime oppure con vasetti di conserve o giardiniera.
…e poi potrebbe capitare anche a voi di ritrovarvi con un giardino pieno di piante e fiori, anche queste frutto del famoso “controllo del vicinato” di 50 anni fa, intercorso tra la nonna Velia e le sue vicine di casa che si scambiano talee e bulbi che neanche le figurine della Panini….e di scoprire che, quei giardini tutti un po’ simili, non sono una scelta imposta da varietà autoctone ma un sano esercizio di affetti sinceri.
…e se aveste la fortuna di avere, come noi, degli amici cari che vi portano i pomodori (tanti) del loro super orto sulle pendici delle nostre colline, allora questa è proprio la ricetta che fa al caso vostro! Grazie al Rebo a alla Mery.
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