

“A sema ed segra” cioè “Siamo di sagra” era una frase che sintetizzava bene la smania e l’orgoglio di un paese che festeggiava il suo Santo Patrono.
Come in questi giorni, per esempio, in cui nel nostro paese si festeggia San Bernardo.
I tempi “moderni” purtroppo ci hanno fatto dimenticare anche questi momenti di festa, in cui la famiglia si ritrovava, senza se e senza ma, per seguire quei riti tramandati di padre in figlio…
In primis il vestiario o, come diremmo ora, l’outfit; si andava a messa con il vestito della festa, scarpe di vernice possibilmente e per gli uomini giacca, cravatta e pantaloni con la piega.
Poi ovviamente il pranzo: tartine con salumi e burro, tortelli di erbetta, arrosto e patate al forno e poi…. il dolce.
Capitolo a parte dedicato alle torte da sagra; la torta della sagra era quella….PUNTO! Ogni famiglia aveva la sua e non si sperimentava, non si cambiava, perché cambiare voleva dire anche perdere la magia del rito.
..e così qualche giorno fa, mentre pensavo a come sarebbe bello poter rivivere le tradizioni come una volta, istintivamente mi sono ritrovata il ricettario della Rosy in mano e la pagina esattamente aperta su una ricetta, non una a caso, ma proprio la torta della sagra della Nonna Velia.
Una semplicissima Torta di Mandorle… anzi no!
Torta di Amandorle, come scrivevano le nonne, da intingere rigorosamente in un bel bicchiere di malvasia frizzante…
Proprio un bel tuffo nel passato e che la sagra abbia inizio.
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