Ho scritto “T’amo” sulla…sabbiosa

Ma non per questo si rinunciava al pranzo della domenica, in cui chiunque era benaccetto, che fosse un parente o un semplice conoscente capitato per caso.

Si cominciava il sabato ad “imbastire” il menù, coinvolgendo anche i bambini che, in questo modo, senza nemmeno rendersene conto, venivano avvolti dal calore della tradizione che non ti lascia mai più, per tutta la vita…. e per fare emergere quei ricordi a volte un po’ sopiti, basta un profumo, una parola, una canzone o il sapore di una torta antica come questa.

E’ proprio così che nasce questa ricetta, da ricordi di due generazioni; Lino, classe 1932, che li ha vissuti da figlio e Catia che invece li ha vissuti da nipote e una nonna (che però spesso viene chiamata “la mama”) che rivive ancora grazie ai loro racconti e ad una tegama in ceramica bianca, con tante crepe “sotto pelle” proprio come i cuori di Lino e Catia.

E’ una torta da fare a mano…. ma proprio nel senso letterale del termine; vedrete dalle immagini, niente planetaria, niente fruste elettriche e nemmeno quelle a mano. Il segreto di questa torta, che non troverete nell’elenco degli ingredienti, è la PAZIENZA! Merce impagabile di questi tempi!

Dai 30 ai 40 minuti di muscoli in azione, movimenti all’inizio decisi e, successivamente, delicati come una carezza, per ottenere un impasto in cui burro e zucchero diventano una spumosa massa bianchissima, grazie anche al calore della mano e del corpo che avvolge la tegama durante la lavorazione.

E’ così che questi 40 minuti in realtà sono passati in un attimo; Lino ci ha intrattenuto con i suoi aneddoti di gioventù e della sua attività di casaro (lui sì che conosce il vero sapore del burro!) e Catia che ha rivissuto i momenti in cui, lei bambina, mescolava l’impasto perché aveva “una mano buona” e la nonna ogni tanto passava e, con occhio esperto, aggiungeva un ingrediente, pian piano, senza fretta.

Fatevi un regalo, provatela…. e oltre alla bontà della torta, scoprirete l’energia e le emozioni date dalle mani “in pasta”, come le radici nella terra.


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