Questioni di famiglia

Cattedrale di Parma – Mese di Novembre rappresentato dal norcino

Quando i nostri nonni e i nostri genitori aprivano il cassetto dei ricordi, uno degli immancabili racconti era quello del rito annuale dell’uccisione del maiale….

…sappiamo che da fuori, può sembrare un racconto cruento, ma nell’ottica di quei tempi era una festa che coinvolgeva tutte le famiglie che vivevano nella corte. Era un’ode alla condivisione, la gioia per avere cibo a sufficienza per sfamare tutti, sempre attenti a non sprecare nulla, seguendo un vero e proprio cerimoniale che aveva un unico protagonista: il norcino.

Mestiere ormai perso a causa dell’industrializzazione del settore, il norcino arrivava con la sua bicicletta carica di tutti gli arnesi che gli potevano servire, avvolto nel tabarro (un pesante mantello di feltro) e con delle ingegnose manopole di pelo di coniglio posizionate sul manubrio, per preservare dal freddo le sue preziosissime mani.

Se siete curiosi e volete vedete da vicino tutto ciò che ruotava attorno al mondo dei norcini di quel tempo, vi invitiamo a visitare il museo del Salame di felino, che tra l’altro è ospitato dentro al nostro magnifico Castello; tutte le info le trovate a questo link:

Capita poi che, crescere in mezzo a questi racconti e vedere papà Ermes lavorare sempre accanto a prosciutti e salami, ti porti ad essere inevitabilmente assorbito da questo mondo di sapori inebrianti, tanto da decidere di sviluppare da questo, un’azienda tutta di famiglia, come hanno fatto Giampietro e Andrea Grossi.

Il protagonista della ricetta che vi proponiamo oggi è proprio il frutto del loro lavoro e della loro trentennale esperienza e se volete conoscere loro e i loro prodotti potete cliccare qui:

Ora che vi abbiamo introdotto l’argomento, è ora però di mettersi ai fornelli!


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