


Certe ricette sono dei classici e come tali sopravvivono indenni nei secoli dei secoli. Anzi! Ogni avveniristico tentativo di modificarle o quantomeno modernizzarle, viene vissuto come una blasfemia. Questa legge non scritta della cucina tradizionale non viene applicata nel caso di una delle ricette che più di tutte ci rappresentano nel mondo: la pizza.
La pizza fatta in casa negli anni ’80 era pura utopia e si avevano solo due alternative: la pizzeria con i primi approcci all’asporto oppure la pizza Barilla in scatola, pronta in 15 minuti, con kit comprensivo anche di teglietta in alluminio sagomabile con i bordi (…che manco nel 2021 il Signor Ikea ci ha ancora pensato!). Negli anni ’90 si tentano i primi timidi approcci ad una pizza più “artigianale” e quindi si andava dal fornaio a farsi dare 1 kg di pasta di pane cruda che poi a casa si stendeva sulle teglie, non senza fatica, per ottenere poi una pizza bella sostanziosa.
Verso la metà degli anni ’90, prendiamo il coraggio a due mani e affrontiamo impavidi il lievito di birra, utilizzando come un mantra l’equazione inconfutabile:
1 kg di farina = 2 cubetti di lievito di birra e tante tante soddisfazioni…..
Poi arriva tutto il caos delle intolleranze, le farine “raffinate”, il lievito di birra che “gonfia” (te credo!!!) e quindi farine alternative, lievitazione dai 15 minuti della Barilla addirittura a 48/72 ore e il lievito di birra allo 0,00000001%
Esagerazioni a parte su una cosa siamo tutti d’accordo: la pizza ci piace davvero tanto!
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